lug 20 2009
Un sorso di Carcadè
Il carcadè appartiene allo stesso genere dell’ ibisco ornamentale, le origini di questo arbusto sono della zona tropicale dell’Africa e dell’Asia, ma ormai è ampiamente coltivato in molti paesi caldi del mondo e anche nelle regioni a clima temperato.
Sebbene molto usato nei luoghi d’origine, il suo impiego in Italia è piuttosto recente e risale agli anni agli anni trenta dello scorso secolo.
La particolarità di questa pianta è rappresentata dai fiori di colore giallo pallido o rosato racchiusi in un involucro che li protegge, il calice, di un bel colore rosa vivo, o rosso, che diventa carnoso dopo la fecondazione del fiore.
Anche se i fiori non hanno colori vivaci quanto quelli di altre specie di ibisco, il carcadè viene spesso coltivato nei giardini. In cucina i calici vengono utilizzati per profumare i piatti a base di curry e per preparare salse acidulate e confetture.Le foglie si raccolgono quando sono ancora giovani e tenere e vengono aggiunte crude alle insalate, oppure si fanno lesse come verdure di contorno. Anche i semi trovano il loro utilizzo nelle salse.
I calici possono essere utilizzati freschi o essiccati, il loro uso più comune consiste nella preparazione dell’omonima bevanda acidula e dissetante che, grazie al suo colore rosso, viene usata anche per colorare altre bevande e tisane.
In erboristeria l’infuso di calici, particolarmente ricco di vitamina C e di mucillagini, oltre a essere una gradevole bevanda, ha anche proprietà emollienti e leggermente astringenti, agisce inoltre come depurativo del sangue, facilita la digestione e, per il suo potere rinfrescante, è consigliato in caso di febbre alta.
Conosciamo sicuramente tutti il tè al carcadè, in cucina per me è ancora da scoprire.
Sicuramente i fiori sono molto decorativi, per la forma e per il colore.
luglio 20th, 2009 alle 11:19
Se posso, ti suggerisco questa ricetta (l’unica che conosco col carcadè, peraltro): http://gloricetta.blogspot.com/2008/02/mousse-di-frutta-al-karkad.html
luglio 20th, 2009 alle 13:58
leggendo il tuo blog mi rendo conto della mia poca cultura culinaria…
ancora non avevo mai avuto contatti col Carcadè…
luglio 20th, 2009 alle 17:51
Lo conosco di nome mai ma mai assaggiato il the al carcadé purtroppo dato che sarei curioso di assaggiarlo.
PS: ti chiedo per favore di passare da me. E’ importante. Leggerai tu stessa
Un bacio
Daniele
luglio 20th, 2009 alle 18:57
Nel breve periodo in cui ho vissuto in Egitto bevevo l’infuso di carcadè regolarmente; là lo trovavo in vendita a peso, esposto nei sacchi di iuta dei coloratissimi mercatini locali ed era davvero buonissimo!
luglio 20th, 2009 alle 21:56
Nn l’ho mai assaggiato, ma se nè avrò l’occasione nn mancherò di farlo!
Buona serata, ciao ciao
Cinzia
luglio 20th, 2009 alle 23:47
..e però…buono il carcaè.
luglio 21st, 2009 alle 09:39
buono anche bevuto freddo…
ciao
luglio 21st, 2009 alle 13:33
sì!!! buono e dissetante …. un ricordo del Senegal … insieme al the verde.
5 amici seduti nella corte interna di una casa, un mondo sconosciuto che si apre davanti a noi. Per me è indissolubilmente legato al mio amico senegalese che mi ha fatto conoscere la sua terra e la sua famiglia. Non l’avevo mai bevuto prima.
un abbraccio
Ale
luglio 21st, 2009 alle 21:43
Carcadé con un pizzico di ginger o zenzero: squisito!
Buona serata.
Rino
luglio 21st, 2009 alle 22:26
Caspita, non l’ho mai bevuto…devo recuperare, tanto più che essendo dissetante cade a pennello per i “problemi” che da la stagione che stiamo vivendo…
Un abbraccio!
P.S. Promemoria … giovedi arrivo a Milano…
luglio 22nd, 2009 alle 09:18
Uh, a me piace tanto il Carcadè! Era venuto di moda, da me, sul finire degli anni settanta.
luglio 22nd, 2009 alle 11:19
interessante!
luglio 22nd, 2009 alle 13:25
ieri sono passata per un commento con il mio nome..caterina71..oggi passo in una veste nuova…che vuoi fa..il caldo….a presto
luglio 22nd, 2009 alle 17:14
karkadè? non l’ho mai apprezzato molto, meglio l’irish coffee
luglio 22nd, 2009 alle 23:12
Mia nonna d’estatesi beveva un infuso di carcadè fresco…una volta l’ho assaggiato ma non mi è piacito per niente…ignoravo che si trattasse anche di una pianta ornamentale…
luglio 24th, 2009 alle 16:17
Ah vedi!
Non avevo idea di cosa fosse anche se l’ho sempre sentito nominare…
luglio 28th, 2009 alle 13:02
il karkadè era l unica cosa che mi teneva in piedi quando vivevo in africa e in estate faceva taaaaaaaaaanto caldo
agosto 30th, 2009 alle 20:31
In Egitto ci hanno detto che il karkadè è utile sia contro la pressione alta che la pressione bassa, purchè bevuto nei due diversi casi caldo o freddo a seconda del problema. Il fatto è che non mi ricordo quand’è che si deve bere caldo e quando freddo! Chi c’è stato mi faccia sapere, grazie!
settembre 10th, 2009 alle 16:26
Adoro il Karkadé. Ho trovato una marca ottima. Dopo l’infusione il petalo e’ completo e non spezzettato. Praticamente quasi introvabile in Italia.
Ricetta:
ASPIC DI UVA FRAGOLA E KARKADE’ ALLA MENTA
1 grappolo di UVA FRAGOLA
mezzo litro di infuso di Karkadé forte
2 fogli di gelatina
qualche foglia di menta possibilmente piperita
un cucchiaio di zucchero
sgranare l’uva e metterla in uno stampo per aspic (io uso una ciotola di vetro che ha la forma da budino).
A parte preparare l’infuso aggiungendo le foglioline di menta e, dopo averlo filtrato come per una tisana normale, zuccherare.
Dopo aver seguito le istruzioni di ammollo per la gelatina, aggiungere i fogli ammollati nel liquido/tisana ancora caldo (non bollente però) e girare.
Quando il liquido si è intiepidito si versa sull’uva fragola a riempire la ciotola e si da una rimestata in modo che i chicchi si distribuiscano bene. Una volta raffreddato si mette in frigo per qualche ora. Per impiattare si immerge lo stampo per qualche secondo a bagno maria nell’acqua calda (aiuta l’aspic a staccarsi) e si rovescia su un piatto.
Si adattano bene anche altri tipi di uva basta che sia particolarmente dolce e ben matura, (l’ho fatto anche col moscato d’amburgo coltivato da mia zia).
A me il chicco nell’aspic piace sbucciato e privato dei semi. Provare per credere…
ciao