mar 02 2009
Jamaica, no problem…
…questa è la prima cosa che imparerete sbarcando sull’isola perchè tutto in Jamaica è no problem, la seconda è il saluto locale che consiste nel battere il vostro pugno con il pugno di un jamaicano tenendo il pollice alzato facendo in modo che questi si tocchino ed esclamando “respect”. Il jamaicano un pò ci vive dietro alla parola respect, e ci crede molto.
In Jamaica tutto cammina lento, e del resto hanno la corrente a 110w quindi si adeguano alla sua velocità, e non è difficile nemmeno per voi farne un’abitudine, perchè capirete che è un modo di vivere che fa parte delle caratteristiche dell’isola e viene spontaneo diventare come loro.
La Jamaica si trova a 18 gradi a nord dell’equatore quindi vicinissima al tropico del cancro, per questo motivo il sole è pericoloso, anche con il cielo coperto, consigliano quindi di utilizzare una protezzione alta, (anche fattore 30), per i primi giorni. Nonostante la sua posizione quasi al centro del Mar dei Caraibi la Jamaica è profondamente diversa dalle altre isole che appartengono all’arcipelago caraibico. Stesso sole, stesso mare, stessa vita tranquilla ma diversa dal punto di vista storico e culturale. Non c’è da stupirsi quindi se un jamaicano vi dice che la sua isola non fa parte dei Caraibi ma bensì dell’Africa.Vi accorgerete da voi che il legame con l’Africa in Jamaica è forte e percepibile, Kingston costituiva il principale approdo nel nuovo mondo per il barbaro commercio degli schiavi provenienti dall’Africa e il più importante punto di partenza dello zucchero e del rum diretti in Europa. Tra il 1910 e il 1920 venne fondato il movimento “back-to-Africa”, una decina di anni dopo nacque il rastafarismo e il reggae costituì il ritmo pulsante della vita degli anni ’60 e’70.
E’ successo anche a me di alzarmi al mattino e lavarmi i denti al suono del reggae, mi credete se vi dico che ora che sono a casa ne sento la mancanza?
Forse tutto questo ci aiuta a capire perchè i jamaicani percepiscono un’affinità maggiore per l’Africa e non per le altre isole caraibiche vicine.
Solo i visitatori che riusciranno a percepire il carattere unico di quest’isola vivranno pienamente l’esperienza di una vacanza speciale.
Lungi dall’essere circoscritta ai rasta o ai violenti rude boy dei ghetti, la popolazione jamaicana comprende molti stati sociali e demografici, spetta a noi turisti la scelta di andare più a fondo e scoprire. Le strade della Jamaica possono essere spaventose a un primo sguardo, le luci sono pochissime fino a farmi pensare che girando di notte si corre il rischio di scontrarsi, la povertà affligge le città e i turisti rappresentano denaro e benessere, ma con le dovute precauzioni non correrete nessun pericolo, la violenza tocca raramente i visitatori stranieri perchè è limitata per lo più a guerre di droga o politiche nei ghetti di kingston, Spanish Town e Montego Bay dove i turisti difficilmente possono arrivare.
In Jamaica troverete tranquilli villaggi di pescatori passeggiando lungo le coste, i quartieri commerciali della capitale, le vivaci città di mercato dove il legno è l’artigianato più diffuso, olte a magliette, salviette, cappelli, borse, ciabatte tutto in stile jamaicano.
Da non dimenticare, come già detto, il pregiato caffè e il buonissimo rum. Sapori che fan parte della terra.
marzo 2nd, 2009 alle 10:06
In una mattinata come la mia, credimi… Vorrei davvero che qualcuno mi dicesse: “No problem!”
marzo 2nd, 2009 alle 12:35
Che bel racconto… e le foto?
Facci sognà!!!
ps: anche da noi ci sarebbe bisogno di un po’ di respect…
marzo 2nd, 2009 alle 14:11
Respect è una parola a cui, in alcuni posti, sicuramente viene data la giusta importanza ed il giusto valore.
Qui non è più cosa tangibile. Ed ogni giorno lo vivo…
marzo 2nd, 2009 alle 15:41
quasi quasi faccio la valigia la lego su saggina e parto in derapata!!!
Basta grigiume voglio sole!!!!!
un abbraccio Morghy
marzo 2nd, 2009 alle 16:06
Ottimo posto per scrollarsi di dosso un po’ del nostro stress quotidiano…
marzo 4th, 2009 alle 12:17
@Fabioletterario: pensa che ho preso il vizio di dirlo, contagiata
capisco…ci sono certe mattine che te le raccomando
marzo 4th, 2009 alle 12:44
@arthur:
ne ho messe un pò nell’album su facebook, per quanto riguarda il sognare….
è da quando sono tornata che lo stò facendo…
marzo 4th, 2009 alle 13:33
@Lorella: è la stessa cosa che ho pensato quando ero là
sicuro il vivere nelle loro condizioni è la scuola migliore per imparare il significato della parola rispetto
devo vedere se esiste ancora sui nostri vocabolari…
marzo 4th, 2009 alle 14:06
@Morgana: se ti manca compagnia fischia, parto anche senza valigia, tanto la serve proprio poco poco
marzo 4th, 2009 alle 14:09
@Giulio: questo è certo, e di stress ne accumuliamo parecchio noi…
la? sai che non so se conoscono la parola stress??
pensandoci direi prorpio di no
marzo 4th, 2009 alle 20:21
No problem, che forse poi non è proprio così. Ma è una filosofia da cui bisogna imparare, non per nascondere i problemi, ma per avere la forza di poterli superare.
Mi piace!.
Ciao
marzo 5th, 2009 alle 09:15
E che voglia di andarci adesso però, come si fa? Si va?
marzo 5th, 2009 alle 11:28
@Martina: a te che porti un nome a me molto caro rispondo con molto piacere…
certo che si va, perchè non farlo?
anche perchè io stessa ce la voglio portare la mia Marti
marzo 5th, 2009 alle 12:09
Più leggo di questa isola e di questo tuo viaggio e più mi convinco che partirei oggi stesso!!!
Questo “rallentare” che hai notato tu è la stessa sensazione che ho avuto io durante un mio viaggio in Egitto. Tutto scorreva ad una velocità quasi innaturale, le persone sono più abituate a prendersi il giusto tempo, che a noi occidentali sembra anche eccessivo, noi dobbiamo “produrre”!!!
E poi cosa si potrebbe desiderare di meglio da un luogo in cui c’è respect, no problem, sole, mare e rum a volontà?!?
marzo 5th, 2009 alle 12:41
@spaziocorrente: sai cosa? se riuscissimo a far entrare nel quotidiano il no problem esattamente come dovremmo fare col sorriso
o no?
penso che avremmo molto meno stress il che di regalerebbe una vita più salutare
marzo 5th, 2009 alle 12:50
@Elle:
ecco la cosa bella è che il loro rum è diverso dal nostro esattamente come è diverso il modo di vivere
mentre il rum non da alla testa, il modo di vivere si
credo che noi occidentali nelle frenetiche corse che troppo spesso ci inventiamo lasciamo nel non conosciuto tante di quelle cose che, quando le scopriamo, ci possiam solo mordere le dita
e pensa che ci sarebbe ancora tanto da dire su quest’isola
marzo 5th, 2009 alle 16:46
Si Irish… ma sai che con me sfondi una porta aperta!!!!.
Sorridere prego
In ogni caso per lo meno proviamoci, non sarà facile ma sicuramente stimolante.
Buona serata
marzo 6th, 2009 alle 07:33
@spaziocorrente:
il sorriso del mattino…
e si continua con il no problem…
proviamoci, vediam cosa ne esce…
marzo 19th, 2009 alle 10:45
La Jamaica è un mio sogno, ma probabilmente resterà tale.