dic 19 2008
Panettone a volontà
Non c’è negozio di gastronomia, a Milano, che durante il periodo natalizio non esponga orgogliosamente in vetrina montagne di fragranti e rigonfi panettoni.
Le origini di questa specialità si perdono nella notte dei tempi, quando con l’avvento del cristianesimo si preparava per le celebrazioni religiose un pane speciale, più grande e tondeggiante del solito e arricchito con frutta, uva passa, uova, spezie, miele e canditi.
Come tocco finale, il capofamiglia incideva sulla sommità una croce quale segno di benedizione. L’effetto benefico e quasi miracoloso che si attribuiva al panettone sopravvive oggi nella tradizione di conservare una fetta di questo dolce da consumare il 3 febbraio, in occasione della festa di San Biagio che viene invocato per riparare ai malanni alla gola causati dall’inverno.
Sono molte le leggende fiorite nei secoli attorno alla nascita di questo dolce.
La versione più accreditata vuole che panettone derivi da “pan di Toni“, dal nome di un garzone di cucina della corte di Ludovico il Moro. Alla vigilia di Natale, a conclusione di un pranzo fastoso, il dolce preparato con cura dal cuoco di corte bruciò prima di essere servito.
Tutti temevano la collera del Duca, quando un garzone di nome Toni suggerì di presentare un dolce che aveva appena finito di preparare per sé e i suoi amici con gli avanzi di quello che era andato carbonizzato. Il dolce ebbe successo e il Duca decise di battezzarlo “pan de Toni”.
Secondo un’altra versione Toni era un panettiere. Un cavaliere, Ughetto degli Atellari si era innamorato della figlia di Toni, Adalgisa, e per starle vicino, si era fatto assumere come apprendista. Per migliorare gli affari del negozio, in difficoltà, preparò un pane diverso dal consueto. Ben presto la fama della bontà del “pan del Toni” si diffuse. Toni si arricchì e i due giovanotti poterono sposarsi.
Ma al di là di queste leggende a rendere il panettone simbolo definitivo di Milano fu Angelo Motta, industriale che ebbe la brillante idea di farlo cuocere all’interno di un cilindo di carta rendendolo quindi più alto e con la forma che ancora oggi lo caratterizza.
Col passare del tempo grandi pasticcieri hanno dato il via ad innumerevoli varianti, panettoni al cioccolato, glassati alla frutta, farciti con creme al liquore, togliendo i canditi ed aggiungendo tutto quello che la cucina mette a disposizione.
Resta però il panettone tradizionale il vero simbolo, l’anima più morbida e dolce della metropoli lombarda.
dicembre 19th, 2008 alle 10:20
A me piace il pandoro, però… Buon Natale e Buon anno anche a te Irish!!!
baci
Mapy
dicembre 19th, 2008 alle 11:20
gia mi viene fameee
dicembre 19th, 2008 alle 13:15
ciao! finalmente…per qualche giorno non sono riuscito ad accedere al tuo blog, dicevi che c’erano dei problemi di trasferimento etc..ora spero sia tutto risolto
Io adoro il panettone..però semplice, senza canditi, con un po di zucchero a velo sopra. non so se questo è il panettone tradizionale. Cmq, per par condicio, se vieni a napoli non dimenticare di assaggiare specialità natalizie napoletane: come struffoli, rococò, mustaccioli 
Un saluto e se non dovessimo sentirci di nuovo..BUON NATALE!!!
dicembre 19th, 2008 alle 15:50
Che buono il panettone, magari nel caffelatte
dicembre 20th, 2008 alle 11:23
Adoro il panettone: a colazione con il mio tè, dopo pranzo con un buon caffè, a merenda con una cioccolata calda. Sempre.
Non conoscevo bene la storia delle sue origini, grazie per le preziose informazioni.
Molti cari auguri
(com’è andata a Londra?)
dicembre 20th, 2008 alle 15:58
buuuuuonoooo!!!! Tanti auguri, un abbraccio!
dicembre 20th, 2008 alle 16:07
Amo il panettone, quello con canditi e uvetta, rigorosamente!
dicembre 20th, 2008 alle 23:35
D’accordo con Alianorah: panettone tradizionale, senza glasse e farciture.
)
Mannaggia: dopo la scorpacciata di torroncini so già quale sarà il mio prossimo obiettivo.
dicembre 21st, 2008 alle 20:49
dicembre 21st, 2008 alle 20:52
dicembre 21st, 2008 alle 21:02
dicembre 21st, 2008 alle 21:19
dicembre 21st, 2008 alle 21:28
dicembre 21st, 2008 alle 21:44
dicembre 21st, 2008 alle 22:00
dicembre 21st, 2008 alle 22:08
dicembre 21st, 2008 alle 22:51
Bel racconto, che racchiude il profumo di un dolce antico e irrunciabile divenuto simbolo nazionale del Natale.
Michelangelo
dicembre 21st, 2008 alle 23:37
@Michelangelo: vero, è sbagliato scrivere “nelle vetrine di Milano” perchè ormai lo si può trovare ovunque, è diventato il dolce di questa festa.
Il fatto che sia buono poi lo ha aiutato a rimanerne il simbolo.
dicembre 22nd, 2008 alle 00:02
io adoro panettone e pendoro… a natale!
poi siccome vivo all’estero me lo trovo anche per pascqua e a ferragosto nei supermercati e si perchè si sono convinti che noi il panettone lo mangiamo tutto l’anno!
proprio oggi ho discusso con una persona che insisteva d’insegnare a me, italiana, che noi italiani lo mangiamo anche a pascqua il panettone.
sono diventata cattiva.
ti meravigli?
dicembre 22nd, 2008 alle 07:47
@Lune: dovresti spiegare che a pasqua l’usanza è la colomba
non credo tu sia diventata cattiva, anzi…
è vero che il panettone lo trovi tutto l’anno, basta che vai alla Motta a Milano e ne trovi quanti ne vuoi, fa piacere sapere che è così anche all’estero
da dove digiti?